
A tre anni dall’implosione dei mutui subprime, e a quasi tre trimestri dall’inizio del 2010 cui molti guardavano come l’anno della ripresa, gli stati uniti deludono e tutti i rapporti governativi e privati mostrano valori immobiliari ancora in discesa, domanda di case debole e pignoramenti in aumento a causa della disoccupazione. questo mentre la cina è vicinissima alla temuta bolla immobiliare. ma ora che succede?
negli usa si calcola che i proprietari il cui debito con le banche è superiore al valore del proprio immobile abbia superato gli 11 milioni, il 20% del totale. la categoria più a rischio, ad un passo da non poter pagare più il mutuo. intanto i pignoramenti aumentano del 4% e sono 17 mesi che il dato continua a salire
siamo alla nuova crisi? la maggior parte degli analisti giura che il peggio è passato e che non si vede all’orizzonte un "double dip", una ricaduta nella catena dei prezzi. quello che si prospetta è un mercato che rallenta che continuerà "ad inibire la crescita economica". secondo mark zandi, capo economista di moody’s economy "è un peso enorme sul resto dell’economia", perché niente funziona bene quando i prezzi delle case continuano a scendere
le previsioni non sono rosee, ma è difficile dire per quanto tempo ancora reggerà questa situazione. a naso pare che le cose non inizieranno ad andare in un’altra direzione almeno per altri 12 mesi
intanto a pechino si studia per capire fin dove può arrivare la crescita, con stress test spia che mettono in scena la famosa bolla immobiliare cinese che tutti si aspettavano già da tempo e che fortunatamente ancora non si fa vedere. ma è vicina, dicono gli analisti. anche se i prezzi, cresciuti del 75% nel 2009 si sono fermati a giugno, il calo non è sufficiente a fermare la bolla immobiliare, per non parlare del fatto che la cina sta pagando caramente con il pil il non potersi permettere l’esplosione violenta dei prezzi
nonostante tutto, messi anche da parte gli allarmismi che prevedevano il crollo del 60% dei prezzi delle case, gli analisti cinesi hanno già messo in conto un calo dei prezzi tra il 20 e il 40% nelle grandi città. si devono aspettare comunque i risultati degli stress test perchè la repubblica popolare scioglierà la briglia del credito che sta frenando la sua corsa
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L’amministrazione Obama stanzia ulteriori aiuti a sostegno del mercato immobiliare. Si tratta di 3 miliardi di dollari. I fondi saranno destinati ai proprietari di immobili disoccupati che rischiano il pignoramento della casa. Il Tesoro mettera’ a disposizione 2 miliardi per i 17 stati americani che hanno un tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale. Un altro miliardo andra’ invece al programma avviato dal Dipartimento per lo sviluppo urbano e immobiliare.
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Un parere espresso dall’Ombudsman (il giurì che risponde in materia di controversie bancarie), ci riporta a parlare del tetto al 4% per i mutui a tasso non fisso.
Ricordiamo che le agevolazioni statali valevano per i mutui a tasso variabile e per quelli a tasso misto.
Lo sconto sui mutui, nello specifico, dovrebbe essere applicato direttamente dalle banche e dalle società finanziarie, che poi potranno rivalersi compensando la somma anticipata ai mutuatari come credito di imposta.
L’operazione di rimborso, però, si sarebbe dovuta concludere 5 mesi or sono, dato che coinvolgeva le rate dei mutui in scadenza nel 2009.
Ad oggi, però, non tutte le banche sono state rapide e veloci nell’accreditare le somme ai propri clienti. Tanto che molti di loro hanno iniziato a lamentarsi per la mancata concessione del beneficio.
Tra le banche virtuose ci sono Banca Mps, Intesa Sanpaolo e Ugf. Ma torniamo al parere dell’Ombudsman. Un parere che potrebbe diventare una pietra miliare anche per altri intestatari di mutui. B@nca 24-7 (gruppo Ubi Banca) aveva deciso di non concedere l’applicazione del "tetto al 4%" a un mutuo a tasso misto con in vigore l’opzione fisso per il 2009. La Banca aveva giustificato questa decisione alla luce del fatto che il cliente, in altre parole, stava chiedendo l’estensione della norma. L’Ombudsman ha stabilito che il decreto 185/2008 si estende anche a questa tipologia e che è irrilevante la circostanza che, nel periodo di applicazione della norma (anno 2009) sia in corso il tasso fisso o tasso variabile. La banca, a questo punto, ha l’obbligo di riconoscere il rimborso, entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione dell’Ombudsman.
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Famiglie italiane solide sul fronte finanziario nonostante una fase estremamente difficile del ciclo economico. Una rilevante capacità di risparmio e una forza patrimoniale tra le maggiori dei paesi avanzati, accanto alla robustezza del sistema bancario e alla tenuta dei conti pubblici, sono i fattori principali che hanno consentito di mitigare i costi della crisi. Questa l’analisi contenuta nel primo “Report trimestrale – indicatori di indebitamento, vulnerabilità e patologia finanziaria delle famiglie italiane” realizzato da ABI in collaborazione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il report rappresenta un nuovo strumento di monitoraggio trimestrale che, alla luce delle conseguenze dello shock macroeconomico 2008-2009, consentirà di tenere sotto stretta osservazione i rischi potenzialmente connessi con la crescita dell’indebitamento e con l’acuirsi dei fattori di difficoltà economica. Le analisi hanno passato in rassegna un ampio set di indicatori in grado di segnalare lo stato delle condizioni finanziarie delle famiglie quali: indicatori di indebitamento, vulnerabilità, patologia finanziaria, domanda e offerta di credito. Tra gli indicatori di vulnerabilità è stato preso in considerazione l’indice di accessibilità all’abitazione il quale, costruito dal Centro studi dell’ABI sulla base di prassi metodologiche internazionali e stime su dati dell’Agenzia del territorio, dell’Istat e della Banca d’Italia, permette di misurare l’apporto del credito bancario nonché dei livelli di reddito e dell’andamento del mercato immobiliare alla possibilità di acquisto della casa. Il report segnala che nell’ultimo trimestre 2009 i mutui per l’acquisto di abitazioni sono cresciuti dell’8,2% rispetto al 2008, per un ammontare di circa 247 miliardi di euro. Nello stesso periodo il credito al consumo ha avuto un incremento del 6,7% a quota 113 miliardi di euro. Per effetto della crisi, tuttavia, lo stato delle sofferenze ha raggiunto l’1,19% a fine 2009, in crescita dello 0,33% sul 2008. Le famiglie sono mediamente in grado di acquistare un’abitazione al prezzo medio di mercato: l’indice di accessibilità è basato sull’idea che l’acquisto sia sostenibile quando la rata del mutuo non supera il 30% del reddito. L’anno scorso il 58% delle famiglie italiane, circa 15 milioni di nuclei, disponeva di un reddito sufficiente per sostenere i costi di un mutuo. L’indice di accessibilità, invece, risulta molto più basso e negativo a partire dal 2006 per le famiglie giovani e senza una casa di proprietà: in particolare nelle grandi città dove il relativo vantaggio di un maggior reddito disponibile viene contrastato dalle più alte quotazioni immobiliari. Nella fase più recente, comunque, sia il dato nazionale che quello relativo alle grandi macroaree geografiche ed alle famiglie giovani registrano un relativo miglioramento a cui contribuisce soprattutto il basso livello dei tassi di interesse. Complessivamente emerge un buon livello di solidità delle famiglie italiane, anche se la crisi induce a monitorare con attenzione tutti i possibili fronti di vulnerabilità. Di fronte a questo, le sole politiche di credito non possono fornire una risposta globale, ma sono necessarie soluzioni più specifiche. Per quanto riguarda la politica economica generale, il tema della perdita di potere di acquisto dei redditi è importante: richiede risposte tese al rafforzamento delle capacità competitive del sistema del Paese e quindi delle capacità di crescita, e non meri incrementi salariali che in assenza di aumenti di produttività si tradurrebbero in recuperi effimeri. Per quanto attiene alle politiche mirate, esse dovrebbero includere da un lato interventi volti a sostenere ulteriormente soprattutto le famiglie giovani e senza casa di proprietà, cioè la tipologia di famiglia che risulta più penalizzata; dall’altro politiche di investimenti nell’edilizia agevolata e misure che possano facilitare l’accesso al credito mediante la costituzione di fondi di garanzia, campo nel quale vi sono già consolidate esperienze e varie forme di collaborazione tra istituzioni ed industria bancaria.
Fonte: newpages.it
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In tempi di euribor basso il mutuo a tasso variabile non ha rivali. mentre in passato gli italiani erano scettici con questa formula, oggi l’80% dei nuovi mutui si contrattano così. vi presentiamo qui la classifica dei 10 mutui a tasso variabile più convenienti, in cui spicca al primo posto credem. gruppo bancario credito e miliano. la classifica è stata prodotta da m@c, mutui a confronto
m@c ha preso come riferimento 400 banche come campione, grandi, medie e piccole, italiane e straniere. la simulazione è stata fatta su questa tipologia: un importo da 100mila euro, corrispondente all’80% del valore dell’immobile. la classifica finale è stata realizzata sul montante, ovvero la somma finale che il cliente deve restituire alla banca

















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La liberalizzazione del mercato ha portato ad un significativo aumento della concorrenza: il trasferimento del mutuo da una banca all’altra ha riguardato il 16% dei nuovi mutui. i tassi ai minimi storici hanno continuato a premiare i contratti variabili. l’anno scorso il tasso medio variabile sulle nuove erogazioni si è più che dimezzato, dal 4,9% di fine 2008 al 2,2% del 31 dicembre scorso. più contenuta la frenata dei tassi fissi, calati in media sulle nuove erogazioni dal 5,2% ak 4,9%. per il 2010 le attese di mps sono di rialzo del variabile attorno ai 90 puntibase, in parallelo all’euribor, mentre il fisso dovrebbe aumentare solamente di 10 punti base
la politica attuata dalle banche ha portato al boom della domanda di contratti a tasso variabile, passati dal 18% del totale del 2008 al 48% del 2009
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Dal rapporto mensile dell’Abi si apprende che il tasso sui prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni a marzo è sceso al 2,60% registrando il nuovo minimo storico . Il rapporto sottolinea come il dato sia sceso di 7 punti base rispetto al mese precedente e di 168 punti base rispetto a marzo 2009. Tocca un nuovo minimo storico anche il tasso sui prestiti in euro alle società non finanziarie, che si è posizionato all’1,90%, inferiore al precedente valore minimo storico (1,93% a febbraio 2010; -121 punti base rispetto a marzo 2009). In ulteriore flessione e su valori minimi assoluti è risultato anche il tasso medio ponderato dei prestiti a famiglie e società non finanziarie, che è diminuito in coerenza con l’andamento delle condizioni del mercato interbancario, collocandosi al 3,65%, 4 punti base al di sotto di quanto segnato il mese precedente e 126 punti base al di sotto del valore di marzo 2009.
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La soglia dei tassi usurai per i mutui a tasso fisso scende dall’8,04% al 7,75%. Risulta dal decreto ministeriale emanato dal ministero. Il tetto viene fissato dalla Banca d’Italia ogni tre mesi ed e’ considerato usuraio un tasso che supera del 50% il valore del tasso medio, che nel caso dei mutui a tasso fisso e’ del 5,17%. Per i tassi variabili la soglia scende invece dal 4,38 per cento al 3,94. Il periodo di applicazione di questi tassi va dal primo aprile al 30 giugno 2010.
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