
Nuova cessione immobiliare in vista per il gruppo Ligresti dopo l’avvio per la procedura per la vendita della Torre Velasca.
La città è ancora Milano, ma stavolta si parla del palazzo di Piazza Cordusio angolo via Casati.
Base d’asta circa 105 mln a fronte di un valore a bilancio per Milano Assicurazioni attorno a 51 mln, con obiettivo di chiudere l’operazione entro l’anno.
L’operazione rientra nella strategia del gruppo Ligresti di alleggerire la posizione nel mattone, dove intende via via ridurre gli investimenti dal 14% attuale al 7%, media europea del settore.
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Quanto vale il mattone di Stato? Domanda fondamentale, se si pensa che la quantità di immobili è immensa, tanto da non conoscerne la consistenza esatta. A cercare di dare una risposta ci ha pensato Scenari Immobiliari, che nel corso del convegno «Sciogliere l’iceberg: il punto sui processi di valorizzazione dei patrimoni pubblici» ha stimato che lo stock immobiliare pubblico dovrebbe aggirarsi attorno ad un miliardo di metri quadrati, pari a circa il 20 per cento dello stock totale nazionale. Il mattone pubblico dovrebbe valere qualcosa come 205 miliardi di euro (valore di mercato); gli edifici sono, per quasi la metà, destinati a funzione pubblica.
La quota di proprietà dello Stato ha un valore di 72 miliardi di euro ed è rappresentata per il 70 per cento da beni strumentali (dal conteggio restano escluse le università, i beni storico-artistici, il Demanio militare). Secondo le stime di Scenari Immobiliari il patrimonio delle regioni ammonta a non meno di 15,2 miliardi di euro. I patrimoni più ingenti sono quelli della Lombardia e della Valle d’Aosta, il più esiguo quello del Molise. La destinazione prevalente è terziaria, mentre la quota restante si ripartisce equamente tra immobili residenziali e strumentali. I capoluoghi di regione poi hanno beni per oltre 37 miliardi di euro. Le quote maggiori appartengono ai comuni di Roma, Torino e Genova, mentre il comune di Campobasso dispone del portafoglio più piccolo.
Fonte: newspages
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E’ possibile fare affari redditizi senza esporsi ad eccessivi rischi, ad esempio puntando sul mattone, nonostante la crisi di questi ultimi anni e nonostante le incertezze riguardo le previsioni sulla forza e i tempi della ripresa economica e dei mercati immobiliari e finanziari di tutto il mondo? Porre la domanda in questi termini significa non avere ancora compreso, all’alba del XXI secolo, il significato e il funzionamento della finanza. Eppure in fondo come stiano le cose lo aveva già spiegato Michael Douglas nel celebre film di Oliver Stone,Wall Street, con la battuta: “Qualcuno vince, qualcuno perde. Il denaro di per sè non si fa né si perde. Semplicemente si trasferisce da un’intuizione ad un’altra”.
Nel caso specifico se volete guadagnare con un immobile occorrono dunque alcuni elementi: anzitutto occorre disporre di capitali adeguati, poi serve individuare un operatore con le competenze e la rete di contatti idonea per risolvere le vostre esigenze, esigenze che variano in base alla tolleranza che ciascun investitore ha del rischio e pertanto in base all’attesa di rendimenti.
Ma nel concreto, avendo a disposizione da 1 a 10 milioni di euro da investire per ottenere tassi superiori a quelli di un titolo di stato, possibilmente su scadenze non eccessivamente lunghe, su cosa si può puntare oggi? Affaritaliani.it l’ha chiesto ad Alberto Orrù, che dopo precedenti esperienze presso Morgan Stanley in Italia ha fondato a Londra InveStartOne , broker immobiliare con sede a Londra ed attivo sul mercato londinese e statunitense (Miami).
“Il nostro mestiere consiste nel trovare strumenti finanziari che ‘vestano’ il rischio accettato dai nostri clienti, per il 50% italiani e per il resto in prevalenza russi, arabi ed ebrei”. Per chi vuole ottenere buoni investimenti non esistono che due strade, spiega Orrù: “La prima via è quella di puntare su immobili contraddistinti da buoni rendimenti in termini di affitti”.
fonte: affaritaliani.it
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La provincia di Bolzano ha reso, “ permanente” il piano casa, ottima notizia per operatori e privati cittadini che non hanno più scadenza da rispettare, ma che a loro discrezione potranno usufruire di questa opportunità.
Il Piano casa ‘energetico’ provinciale prevede che l’edificio esistente deve essere un edificio residenziale esistente (ovvero un edificio che destinato a scopi residenziali per almeno il 50 per cento della cubatura) che può essere ampliato al massimo di 200 mc di cubatura fuori terra. L’altezza ammissibile dell’edificio esistente può essere superata fino ad 1 m. L’ampliamento si può sviluppare in altezza, in larghezza ed anche in profondità. L’edificio può essere sopraelevato, il sottotetto trasformato e le verande possono essere chiuse. Alla domanda di concessione edilizia va allegato il calcolo sul fabbisogno energetico che comprova che gli interventi progettati assicurano il conseguimento dello standard Casa Clima “C”. E a lavori ultimati va richiesta la licenza d’uso allegando il certificato emesso dall’Agenzia Casa Clima che certifica l’effettivo conseguimento dello standard minimo. L’efficienza energetica richiesta deve essere comprovata per l’intero edificio, ossia sia per la parte esistente che per quella ampliata.
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Aviva Investors, uno dei principali gestori del real estate in Europa (a livello globale gestisce oltre 21 miliardi di sterline), invita gli investitori a considerare con un cauto ottimismo il settore immobiliare nel corso del 2010. «Si è indubbiamente verificata una significativa ripresa delle condizioni del mercato immobiliare rispetto all’inizio del 2009, quando le previsioni erano costantemente negative», spiega Ian Womack, responsabile del real estate di Aviva Investors.
«Gli investitori che nel 2008 hanno venduto asset in maniera attiva hanno rafforzato i bilanci e ora hanno smesso di vendere» oppure si sono messi a cercare qualche opportunità d’acquisto. Gli investitori istituzionali hanno inoltre iniziato a percepire i vantaggi dei valori in miglioramento nel settore degli immobili commerciali rispetto ai pronunciati cali degli ultimi due anni.
Fonte: il giornale.it
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Secondo un sondaggio di Assoedilizia realizzato in questi giorni il 71% degli italiani se potesse, investirebbe nel mattone: il 13% si augura persino che la ripresa del mercato parta già nel 2010 (anche se coloro che si dichiarano pessimisti al riguardo restano il triplo, il 39% degli intervistati). Gli analisti di settore invece prevedono che nei primi sei mesi del 2010 registreranno ancora un calo, sia pure ridotto rispetto al biennio 2008-2009, in termini di valori e compravendite, mentre la ripresa del mercato potrà iniziare a partire dal secondo semestre dell’anno.
La ripresa ci sarà a partire dalla seconda metà di quest’anno, non sarà velocissima, ma gia il fatto che i prezzi si siano fermati e si cominci a parlare di ripresa dovrebbe indurre chi sta cercando casa a decidersi in questi primi mesi, con i prezzi ai minimi da anni. Si potrebbe addirittura ipotizzare questo periodo come periodo di “SALDI IMMOBILIARI”.
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