L’Italia non è tra i paesi più a rischio fra quelli colpiti dalla crisi, perché non è stata “in prima linea durante la crisi finanziaria globale” e non lo è neanche ora che “la crisi finanziaria si trasforma in crisi del debito pubblico”. E’ quanto si legge nella pagina di apertura del rapporto dell’agenzia di rating Moody’s dedicato all’Italia e intitolato “La sfida italiana: contenimento del debito con bassa crescita”, che verrà tra poco presentato a Milano. E anche per il futuro l’Italia gode di “un outlook (prospettive, ndr) stabile per il 2010″ a livello di rating.

Moody’s parla di “rischi sistemici stabili”, in presenza però di “sfide che persistono”. Tra queste Moody’s indica “le rigidità di bilancio”, “un debito relativamente alto anche se sostenibile”, la riduzione di risorse da parte del governo centrale in futuro”. A rendere stabili i rischi sistemici contribuisce, per quanto riguarda l’Italia, “un ambiente operativo relativamente stabile”, per quanto riguarda le regioni “una pressione più bassa dal settore della salute” e per quanto riguarda città e province “una disciplina fiscale dovuta al patto interno di stabilità”‘ che consente “una stabilizzazione del debito”. Il federalismo fiscale rappresenta un “fattore di incertezza” per l’Italia. All’Italia è richiesto uno sforzo relativamente moderato per tenere sotto controllo il debito pubblico e il paese può contare a questo riguardo su un track record incoraggiante, tuttavia la spesa per interessi rappresenta una possibile fonte di vulnerabilità. Secondo il ministro degli esteri Franco Frattini l’Italia non è a rischio come la Grecia:

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L’agenzia di rating Moody’s lancia l’allarme. C’è il rischio che la crisi finanziaria greca possa contagiare anche i sistemi bancari di alcuni dei principali paesi europei. Per Moody’s secondo cui i paesi più a rischio di contagio sono il Portogallo, la Spagna, l’Italia, l’Irlanda e la Gran Bretagna.

La posizione di Moody’s Investors Service è contenuta in un commento speciale intitolato «Sovereign Contagion Risk», parte 1 in cui si fa riferimento all’impatto sulle banche dell’Europa meridionale, dell’Irlanda e della Gran Bretagna. L’agenzia di rating riconosce che le banche di questi paesi hanno di fronte diverse sfide di diverso livello ma avverte che «il rischio di contagio potrebbe diluire queste differenze e rappresentare una minaccia molto reale e comune a tutti». « L’Italia – scrive ancora Moody’s – è un altro di quei paesi dove il sistema bancario è stato sino ad ora relativamente robusto», ma dove vi è comunque un rischio di contagio «qualora le pressioni di mercati sui rating sovrani dovesse aumentare». L’agenzia di rating osserva infatti come il nostro sistema bancario non abbia risentito come altri dello scoppio della bolla sull’immobiliare e di quella sui derivati.

Articolo visto su corriere.it

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Un moderato aumento del numero delle compravendite è previsto per il 2010, un 2% è il dato stimato.  A dirlo è studio della Banca Monte dei Paschi di Siena.

Inoltre si precisa che l’Italia negli anni passati era stata estranea a fenomeni speculativi sui prezzi delle case, a differenza di altri paesi, soprattutto anglosassoni, che quindi hanno subito una brusca correzione al ribasso. Sul fronte investimenti, le nuove abitazioni non supereranno la domanda reale di alloggi, nonostante un calo delle nuove costruzioni nell’ordine del 12%, contro il -19% del 2009, questo dato però potrà essere addirittura migliorato tenendo conto del piano casa.  In controtendenza il mercato delle abitazioni di lusso, che aumenta la quota sul fatturato totale del comparto immobiliare di circa tre volte nel periodo 2007-2008 grazie alla crescente domanda da parte di investitori esteri verso città d’arte e località turistiche italiane. In forte crescita anche la domanda di rustici e case di campagna, anche questi presi di mira da investitori stranieri: i prezzi di vendita dell’intero comparto sono cresciuti dal 1999 al 2009 ad un tasso medio annuo pari al 14,2%.

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Dalla recente indagine Nomisma è evidente la tendenza negli ultimi anni del mercato immobiliare in alcune città Italiane. Le prime 13 città intermedie mostrano un – 37% per le nuove costruzioni, -3,5% abitazioni usate, 3,3% uffici, -4% negozi -3,2% capannoni -3,4% i box e garage.

E’ la seconda variazione negativa incontrata dal 1998 ad oggi che porta così la flessione nel biennio nell’ordine del 5-6% a seconda dei comparti considerati. Lo scorso anno i prezzi delle abitazioni e degli uffici sono calati del 4% circa, i capannoni industriali sono quelli che hanno avuto la peggio con un – 6% circa.

Se ci spostiamo sulle città di grandezza intermedia gli sconti applicati all’atto della compravendita sono aumentati e si supera anche il 10% per le abitazioni! Più stabili restano gli uffici e i negozi tradizionali, con una distinzione tra Nord e Sud dove gli sconti sono maggiori. Le compravendite relative al 2009 sono state 609.145 sempre in calo rispetto al 2008, con una riduzione del 15 %. una flessione che ha seguito la riduzione del 15,1% intercorsa nell’anno precedente per una perdita totale del 27% rispetto al 2007. La riduzione delle compravendite è meno accentuata nelle aree metropolitane nei capoluoghi di provincia.

Anche il mercato degli uffici cala così come tutti gli immobili commerciali anche se i peggiori sono quelli produttivi.

Diminuiscono anche le persone che comprano casa stipulando un mutuo, per esempio nei primi mesi del 2009 le erogazioni di mutui per l’acquisto di abitazioni sono diminuite del 14% circa, e si prevede che per il 2009 la flessione si attesti sul 13%,.Molte sono le famiglie che affermano di non poter più far fronte al mutuo.

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casa

Una case in Italia? E’ meno caro comprarla che affittarla.

acquistare una casa per un italiano, infatti, equivale a pagare 20 anni d’affitto. sembrerà pazzesco, ma ci aggiudichiamo "solo" il 37 esimo posto nella classifica dei paesi del mondo con le case più care. tutto sommato, niente male, se pensiamo che la maggior parte dei paesi europei si sono piazzati nella "top 20".

per esempio, prima dell’Italia, al terzo posto troviamo la Grecia (42 anni d’affitto); portogallo, sedicesimo, (28 anni); spagna al limite dei primi 20 paesi più cari (26 anni d’affitto per comprarsi una casa), seguita a ruota al ventunesimo posto la Francia, (26 anni a pari merito).

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I prezzi delle case sono scesi nel 2009 in Italia, ma senza gli scossoni del resto d’Europa.

La discesa generale è stata del 4%, in linea con la Francia e la Germania. i dati sono ben lontani dal tracollo della Lettonia (-53%), secondo quanto riporta il rapporto sul mercato immobiliare residenziale europeo

I fattori dello scampato tracollo sono diversi. per prima cosa il boom dei prezzi in Italia non è stato troppo forte negli anni passati e si è concentrato agli anni dell’introduzione dell’euro, quando i mutui hanno cominciato a subire un innalzamento dei tassi di interesse a livelli senza precedenti ma già dal 2005 gli aumenti si sono limitati si vede l’evoluzione dei prezzi dal 1996 al 2009.

L ‘eccezione sono come sempre le grandi città, soprattutto quelle del centro nord. la tradizionale penuria di case tende a mantenere i prezzi su fasce elevate e ad annullare, in alcuni casi, le discese dei prezzi

Un altro fattore che ha determinato questa calma nel settore immobiliare italiano è stato, paradossalmente, una debolezza economica che dura dal 2000.

La situazione economica generale non ha alimentato la fiducia dei consumatori e ha spinto a comportamenti più prudenti lo stesso sistema bancario, più conservatore che altrove, ha protetto in parte il mercato immobiliare. il fattore familiare gioca poi un ruolo in Italia, dove, in proporzione, la percentuale di chi ricorre ad un mutuo per comprare casa è più bassa che altrove.

Nonostante questo, la crisi dei mutui si avverte anche da noi, dato che solo nel 2009 le transazioni sono scese del 15%.

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I salari degli italiani sono tra i più bassi d’europa.

Rispetto alla media dei paesi Ocse:   - 17%

Media Europea :  - 19% 

l’ Italia occupa infatti il ventitreesimo posto della classifica eurispes stilata su un campione di trenta nazioni industrializzate.

Il salario medio annuo, al netto, ammonterebbe a poco più di 14.700 euro

In europa la situzione è molto diversa, gli stipendi medi annui sono:

Germania € 29.570

Francia € 26.010

Spagna € 24.632

Gi stipendi degli italiani superano solamente quelli del portogallo, repubblica ceca.

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