Aperto al pubblico lo scorso sabato, il tanto atteso Expo di Shanghai ha già registrato un boom di visitatori. Niente di troppo sorprendente, di fatto, per la città più popolosa della Cina, coerentemente ospite di un’esposizione tutta dedicata al tema dell’implementazione della qualità della vita nelle aree urbane, “Better City, Better Life”.
Non stupisce neanche, dunque, che ogni paese partecipante abbia riversato il massimo impegno per rappresentare la propria visione del futuro attraverso la realizzazione di padiglioni avveniristici quando spettacolari.
Ad esempio il padiglione dell’Inghilterra, il già celebre riccio che, oltre a fungere da banca dei semi, incanala attraverso i suoi aculei la luce naturale all’interno della struttura; quello della Germania, qui una succursale del più vasto edificio inspirata al tema dello spreco dell’acqua sul lungofiume dello Spree; e quello della Cina, una rivisitazione in chiave architettonica del copricapo tradizionale per le festività, la corona cinese.
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Secondo quanto dichiarato dall’Istituto Nazionale di Statistica cinese, i prezzi delle proprietà immobiliari residenziali e commerciali in Cina sono cresciuti dell’11,7% durante il mese di marzo rispetto ai livelli riscontrati nel corso dello stesso periodo dell’anno precedente. Nel più popoloso Paese asiatico, pertanto, i valori del real estate locale hanno toccato nuovi record, con prospettive di ulteriore crescita nel breve e nel medio termine.
Gli analisti hanno commentato i dati esprimendo per lo più delle opinioni negative, e ribadendo come a questo punto si faccia sempre più probabile un ulteriore aumento dei tassi di interesse nel corso delle prossime settimane. Alcuni osservatori esprimono invece posizioni ancor più nette, ribadendo come Pechino debba utilizzare tutte le proprie armi in materia di politica monetaria, e non solo attraverso tassi di interesse di riferimento più elevati dell’attuale.
Ci dobbiamo aspettare l’ennesima bolla immobiliare?
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La corsa allo sviluppo della Repubblica Popolare cinese ha dato i suoi frutti e per la prima volta nella storia degli investimenti nelle energie low carbon il gigante asiatico si trova in una posizione di vantaggio rispetto agli Stati Uniti. Il sorpasso è avvenuto nel 2009 secondo quanto riferisce il rapporto Chi ha vinto la corsa alla Clean Energy?pubblicato dal Pew Charitable Trusts, organizzazione no-profit. Nell’anno passato Pechino ha investito 34,6 miliardi dollari nell’economia delle rinnovabili contro i 18,6 miliardi degli Usa che si aggiudicano così il secondo posto nella classifica globale dell’ organizazzione. Questo scavalcamento per Phyllis Cuttino, direttore della Campagna Global Warming dell’Ong, è da attribuire ad una mancanza di forti politiche statunitensi a sostegno alle energie verdi, carenti in sistemi di incentivazione ad hoc basati sui premi alla produzione e di una legislazione nazionale sul clima che fissi uno standard energetico nazionale. Nel complesso, gli investimenti nel settore sono diminuiti di circa il 6,6 per cento nel 2009 in tutto il mondo a causa della recessione, segnando i 162 miliardi dollari, ma si tratterebbe di una tendenza provvisoria e già per il 2010 si dovrebbe parlare di una risalita a 200 miliardi di dollari. A rendere particolarmente attraente la Cina la scelta del governo di adottare dei target nazionali per l’energia rinnovabile, compresi i mandati per 30 GW sia dall’eolico che dalle biomasse entro il 2020, e la realizzazione di un feed-in-tariff per i progetti di sfruttamento del vento e si appresta a lanciare misure simili nel campo del fotovoltaico. Per adesso, spiega il rapporto il Paese stelle e strisce, deve accontentarsi di mantenere un vantaggio marginale sul totale della capacità installata, con 53.4 GW ma, secondo gli analisti, se le tendenze attuali continuassero sarà questione di pochi mesi prima che venga sorpassata anche in questo campo dalla Repubblica Popolare, già a quota 52.5 GW. Seguono i capofila, la Gran Bretagna con 11,2 miliardi di dollari e la Spagna con 10,4 miliardi, ossia tutti Paesi con forti quadri politici a livello nazionale e dentro al mercato del carbonio. Discorso diverso invece per il tasso di incremento che incorona prima la Turchia con un ottimo più 178%, seguita da Brasile (+148%), Cina (+148%), Gran Bretagna (+127%). “Anche nel bel mezzo di una recessione globale, il mercato dell’energia pulita ha registrato una crescita impressionante”, ha continuato Cuttino. “I paesi stanno gareggiando per la leadership. Sanno che investire nell’energia pulita dà la possibilità di rinnovare le basi di produzione e creare opportunità di export, posti di lavoro e business”. Per il Belpaese la situazione non riserva grandi sorprese: con i suoi 9,8 GW di capacità rinnovabile e i 2.6 miliardi di dollari investiti si aggiudica il nono posto nella classifica generale pur dimostrando negli ultimi cinque anni un tasso di crescita degli stessi investimenti del 110%.
Articolo visto su rinnovabili.it
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Il governo cinese sta lavorando ad un piano decennale che prevede la generazione del 15% dell’energia da fonte rinnovabile entro il 2020. Tutto questo sarà possibile anche grazie anche ad investimenti miliardari nell’eolico, solare e nucleare. L’iniziativa dovrebbe essere presentata entro pochi mesi portando all’attivazione di tutta una serie di servizi che, come dichiarato dal presidente della National Energy Commission, Zhang Guobao, entreranno in fermento. “I progetti energetici richiedono tempi lunghi per l’istallazione e la messa in funzione e ci sono a disposizione 5 anni per la loro realizzazione anche se il programma durerà 10 anni. In caso contrario gli impianti saranno comunque messi in servizio entro il 2020”. Il paese sta compiendo notevoli sforzi per ridurre l’utilizzo di carbone applicando normative a favore del risparmio energetico e delle rinnovabili portando avanti la convinzione che il paese possa progredire dal punto di vista economico senza necessariamente consumare enormi quantità di energia. A tal proposito si stanno effettuando dei rilevamenti volti ad individuare le zone idonee ad ospitare istallazioni eoliche e solari con l’ausilio del China Meteorological Administration mentre Luo Yong, a capo del National Climate Center, ha aggiunto che un’indagine sulle condizioni del vento dovrebbe essere completata entro la fine dell’anno, rivelando così le prime indicazioni e suggerendo che lo sfruttamento del potenziale di energia eolica potrebbe fornire tanta energia quanta ne svilupperebbero 68 Three Gole Dams, il più grande progetto idroelettrico del mondo”.
















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Il mercato immobiliare cinese cresce ancora.
Gli impieghi bancari sono quasi raddoppiati nell’ultimo anno incoraggiati dal Governo con politiche espansive del credito per supportare il piano di rilancio dell’economia varato nel novembre 2008.
Le vendite immobiliari sono cresciute del 75,5% nel 2009 rispetto al 2008.
Il mercato immobiliare cinese oggi rappresenta ormai tra l’8% e il 10% del GDP, con circa il 20% dei prestiti bancari diretti.
I diffusi timori tra gli economisti riguardano soprattutto i rischi relativi a una eventuale bolla immobiliare cinese.
Preoccupano:
- prezzi degli immobili che stanno registrando una notevole crescita
- tassi di interesse fissati dalla banca centrale cinese ai minimi storici in risposta alla attuale crisi economica globale.
Con un comunicato l’Ufficio Generale del Consiglio di Stato cinese ha reso noto:
la necessità dell’aumento dell’offerta efficace di case popolari e di quelle ordinarie, l’innalzamento dell’offerta di terreni e lo sviluppo dell’efficienza di utilizzo, la ragionevolezza dei consumi, il rafforzamento ulteriore della gestione dell’offerta di terreni e della vendita delle case commerciali, nonché, l’accelerazione delle costruzione di progetti di case popolari.
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Non si arresta lo sprint del mercato immobiliare cinese. Le vendite di case nel Paese sono cresciute nel corso del 2009 del 75,5% rispetto all’anno precedente, per un controvalore pari a 4.400 miliardi di yuan (644 miliardi di dollari). A guidare la crescita, che continua a preoccupare gli analisti, sono state soprattutto le città più orientali, in testa Zhejiang e Shanghai.
I dati sulle vendite seguono l’annuncio della scorsa settimana relativo crescita dei prezzi, che hanno fatto registrare un +7,8% a dicembre: l’aumento più alto degli ultimi 18 mesi. Un quadro complessivo, insomma, che lascia poco spazio alle interpretazioni e mostra un bolla in crescita nel sistema immobiliare cinese. Proprio nel tentativo di arginare le speculazioni, lo scorso mese il governo di Pechino ha deciso di introdurre una tassa straordinarie sulle vendite di case effettuate entro cinque anni dalla precedente acquisizione. «Continuiamo a vedere cifre molto preoccupanti, anche se un crollo dei prezzi dovrebbe per ora essere scongiurato dallo scarso apporto dei nuovi immobili», ha spiegato l’economista Lu Ting all’agenzia Bloomberg.
Dal punto di vista delle aree vendute, l’incremento è stato pari al 42% rispetto al 2008, con 937 milioni di metri quadri di immobili passati di mano lo scorso anno, secondo l’ufficio nazionale statistico cinese. Va sottolineato, comunque, come a dicembre si sia registrato un lieve rallentamento della crescita, dal momento che considerando il periodo gennaio-novembre l’aumento delle compravendite è stato dell‘86,8%.
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