affitti

Si è svolto, nei giorni scorsi, presso il Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro l’incontro dal titolo “Crisi del mercato italiano degli affitti: come uscirne”. Il problema della casa, del resto, in Italia è una questione di fondamentale importanza. Il nostro paese, infatti, si colloca al secondo posto della classifica relativa all’aumento del rapporto tra spesa per la casa e totale delle spese delle famiglie. Oltre un quarto del reddito delle famiglie italiane è dunque destinato alla casa. Si tratta di un dato che può essere apprezzato in tutta la sua rilevanza se si nota che la media europea oscilla attorno al 5% (cinque volte meno che da noi), e che Francia, Inghilterra e Germania sono sotto la media europea, mentre la Spagna ha una spesa di circa il 50% inferiore alla nostra. Se esaminiamo il rapporto tra percentuale di abitazioni di proprietà e edilizia in affitto, sia da parte privata che da parte pubblica si evidenzia che l’Italia è solo a metà classifica, molto lontana, con riferimento in particolare agli affitti sociali, agli standard dei paesi europei con cui costantemente ci confrontiamo. E l’accessibilità dell’affitto in Italia è diventata negli ultimi anni gravemente insufficiente, infatti il 17% delle abitazioni occupate lo sono in base ad un titolo di affitto. In Germania la percentuale sfiora il 60%; in Francia supera il 40%, in Gran Bretagna il 30%. Solo Irlanda e Spagna hanno percentuali più basse delle nostre. Per il Cnel, quindi, sono necessari tre livelli d’intervento: quello relativo al rapporto fra reddito e affitti; quello relativo all’analisi della condizione abitativa e quello, infine, relativo alla considerazione della rilevanza economica ed occupazionale di tali fenomeni.

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A seguito delle recenti notizie sul “nero” nelle locazioni di abitazioni l’ANAMA, l’associazione degli agenti immobiliari della Confesercenti insorge a difesa dell’operato dei propri iscritti e per dare una mano alle forze dell’ordine per debellare il fenomeno. «C’è una possibilità concreta – afferma il presidente nazionale Paolo Bellini – di evitare il “nero” nelle locazione. Ed è vincolare la fruizione delle utenze alla presentazione della copia conforme del contratto di locazione registrato oltre alla denuncia “antiterrorismo” che il proprietario è obbligato a presentare in questura entro le successive 48 ore dalla stipula del contratto o dalla consegna delle chiavi». Questa la proposta dell’ANAMA che da sempre si batte per contribuire a far emerge tutta quella parte di contrattazione sommersa il più delle volte prerogativa di operatori abusivi o improvvisati. Gli associati Anama sono contrari al “nero” in ogni campo: sia nelle locazioni che nella compravendita immobiliare. Ciò è dovuto al fatto che ad Anama aderiscono le aziende che investono in pubblicità, attrezzature, forza lavoro e quindi hanno, di fatto, necessità di operare alla luce del sole per far quadrare i bilanci oltre all’equilibrio tra le entrate e le uscite. Infatti solo coloro che non spendono o che operano a livello familiare sono spinti a lavorare in nero visto che pochissime sono le spese messe in campo e quindi non hanno bisogno di far dimostrare entrate. Le imprese Anama sono da sempre anche favorevoli a far scaricare le fatture di provvigione da parte della clientela, così come avviene per i dentisti, al fine di spingere il cliente stesso a richiedere la fattura che potrà poi scaricarla in dichiarazione dei redditi. Solo con una effettiva lotta all’abusivismo nell’intermediazione immobiliare si potrà contribuire a debellare il nefasto uso ai contratti in nero ed allo sfruttamento della clientela più debole.

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Da una ricerca di idealista.it l’anno appena trascorso si è chiuso con una decisa contrazione dei prezzi dei canoni d’affitto a Roma (-4,1%) e Torino (-5%). Dalla prima fotografia annuale del mercato degli affitti della capitale effettuato da Idealista.it, basato su un campione 796 immobili, emerge anche il dato del centro storico che con i suoi 23,2 euro/m² si colloca molto al di sopra della media dei prezzi cittadini, ma registra una flessione del 3,1% rispetto a un anno fa. Anche sotto la Mole il mercato delle locazioni va a rilento, con una discesa dei prezzi più accelerata nella seconda parte dell’anno. Ora il valore medio di un immobile in affitto a Torino è pari a 8,1 euro/m2, +1,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sempre a Torino le rilevazioni dei canoni medi hanno evidenziato un andamento contraddistinto dalla contrazione: poco al di sotto della media in Centro (-3,9%; 8,8 euro/m2), perfettamente in linea con il trend generale nei quartieri di San Paolo e San Donato (-4,9%; 7,9 euro/m2)

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Per molti cittadini milanesi in affitto è un periodo molto difficile dopo i notevoli aumenti per le locazioni e la crisi finanziaria che non aiuta di certo. La maggior parte delle famiglie che hanno subito uno sfratto per morosità chiedono costantemente aiuto al Governo.

Le richieste per alloggi popolari sono in notevole aumento e l’offerta è sempre inadeguata, e molte delle famigli realmente bisognose hanno serie difficoltà ad ottenere un alloggio. E se consideriamo che molti degli inquilini hanno un affitto in nero le drammatiche statistiche potrebbero alzare la percentuale.

Purtroppo non si può quantificare la perdita notevole dovuta al mercato in nero degli affitti che non da tregua, continua ad esistere almeno fino a quando il Governo non prenderà provvedimenti alternativi. A Milano, quasi il 25 per cento delle case occupate è in affitto. Ieri a Milano centinaia di persone si sono riversate per strada per protestare contro il caro affitti che nel capoluogo lombardi sono aumenti del 1,3% rispetto ad altre metropoli italiane che non hanno nulla da invidiare a Milano.

Certo dipende dalla zona ad esempio se scegliamo un appartamento in Porta Garibaldi il nostro reddito dovrà essere sicuramente alto, per non parlare di zone come Porta Venezia e il quartiere Isola.

fonte: attico.it

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Dal ‘91 a oggi, mentre il reddito delle famiglie e’ cresciuto del 18%, gli affitti sono più che raddoppiati, aumentando del 105 per canto.

A rilevarlo e’ Nomisma in uno studio presentato in commissione ambiente della Camera per un’audizione sul mercato immobiliare.

L’analisi su una casa media di 70 mq mostra che il peso dell’affitto sul reddito medio familiare e’ passato da poco più del 10% nel ‘91 al 17,6% nel 2009, con un aumento concentrato soprattutto negli ultimi anni, a partire dal 1998.

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L’aumento e’ ancora superiore se il calcolo si basa sul reddito del solo affittuario, anziche’ quello medio del nucleo familiare. In questo caso l’aumento e’ del 121%, con un peso sul reddito che dal 12,5% arriva al 27,8 per cento.

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Cinquecento euro per un basso di 20 metri quadrati ai Quartieri Spagnoli o alla Sanità, da dividere in tre per dimezzare le spese. Trecento per abitare a Pianura, nelle ex stalle dove una volta stazionavano i cavalli e che oggi sono affittate soltanto agli immigrati. Case che,a vederle da vicino, corrispondono molto poco ai criteri del vivere civile. A partire dai costi degli affitti. Altissimi. Superiori del 40 per cento rispetto ai prezzi delle case abitate dai napoletani. Va a Napoli la maglia nera per il disagio abitativo degli extracomunitari. Su circa 200 mila residenti nella regione, 89 mila vivono in condizioni difficili, il 53 per cento del totale (dati aggiornati a settembre 2009). Ma la maggioranza dei disagiati si trova soprattutto a Napoli, il resto a Caserta e Salerno. Secondo una ricerca dell’associazione Caracoles, che a Napoli ha aperto uno sportello gratuito di intermediazione immobiliare proprio per gli immigrati (vico Tutti i Santi nei pressi di corso Garibaldi, riceve ogni mattina dal lunedì al venerdì), è qui che si trovano i casi più problematici. «Ci sono situazioni ai limiti dell’ordine pubblico spiega Tania Castellaccio, coordinatrice dello sportello e del progetto di assistenza immobiliare "Abitare i diritti" , assieme alla cooperativa Dedalus – a Napoli est sono numerosi i rumeni che vivono in baracche, senz’acqua, esposti al freddo e senza nessuna tutela. Ci sono alcuni che occupano abusivamente palazzi pericolanti nel centro di Napoli. Senza contare chea Ponticelli ai Bipiani, nei container di amianto vivono ancora diverse famiglie di albanesi». Il problema-casa non colpisce soltanto gli immigrati più poveri costrettia vivere nelle baraccopoli. Rende la vita difficile anche a chi lavora, paga le tasse ma deve affrontare un mercato degli affitti inaccessibile. Dove i proprietari arrivano a chiedere anche 6 mensilità anticipate. Una somma impossibile per chi viene pagato a giornata. Richieste che li inducono spesso a cercare aiuto. «In molti chiedono prestiti – continua Castellacci – e la Banca Etica, che lavora in collaborazione con noi, glieli concede senza interessi». Soldi usati per rifare l’impianto elettrico dell’appartamento di cui non riescono ad avere l’idoneità. Oppure utilizzati per comprare finte dichiarazioni di ospitalità, quando devono rinnovare il permesso di soggiorno. La maggioranza dei proprietari, infatti, non è disposta a fare regolare contratto agli inquilini migranti, anche se si tratta di regolari. Una pratica consolidata, quella del mercato nero dei fitti. Che sarà affrontata in un seminario mercoledì prossimo alle 10, alla Camera di Commercio di Napoli, organizzata dall’associazione Caracoles, a cui interverrà, tra gli altri, Walter Reggiani del Cnel, esperto delle politiche abitative degli immigrati.

fonte: Repubblica.it

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Diventa sempre più difficile sostenere il peso dell’affitto. secondo il rapporto dell’ eurispes un affitto ormai può pesare sul budget di una famiglia con un reddito annuo di 20 mila euro l’anno, che abita in una zona centrale, tra il 24,4 e il 116 per cento delle entrate. da questo calcolo si escludono le ulteriori spese legate alla casa, come le bollette e il riscaldamento

nelle zone periferiche la stessa percentuale varierebbe dal 20,2% e il 67,5% (rispettivamente palermo e roma); l’incidenza del canone di locazione su un reddito di 30.000 euro l’anno risulterebbe, ovviamente, inferiore, ma tutt’altro che trascurabile. varierebbe, infatti, tra il 16,6% e il 77,8% in una zona urbana centrale e tra il 13,4% e il 45% in periferia (sempre palermo e roma)

sempre secondo il rapporto eurispes una famiglia su tre non arriva a fine mese, sebbene vi siano segnali di ripresa. sono in diminuzione infatti le famiglie che hanno necessità di utilizzare i risparmi familiari (42,9% del 2010 contro il 51,2% del 2009) o che hanno difficoltà a pagare la rata del mutuo (23,3% del 2010 contro il 34,3% del 2009) o il canone d’affitto (18,1% del 2010 contro il 23,1% del 2009). il 30,8% degli italiani, nonostante tutto, riesce a risparmiare qualcosa

Fonte: idealista.it

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tasse.jpg image by generazioneinternet

Secondo Confedilizia, il mercato immobiliare sta aspettando la politica.

Con una possibile ripresa prevista per la seconda metà del 2010, è fondamentale introdurre una nuova politica fiscale.

Al momento ci sono troppe tasse e poche deduzioni, sono state anche introdotti nuovi balzelli (tassa occulta sulla manutenzione degli ascensori)

Oltretutto l’ Ici sulle seconde case è molto  elevato, per non parlare della tassazione sugli affitti.

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