
La crisi economica e la perdita di potere di acquisto per le famiglie hanno fatto crescere negli anni la domanda abitativa che si rivolge all’amministrazione pubblica. Fino al 2007 l’unico strumento disponibile erano i contributi all’affitto, ma con l’avvio del tavolo di concertazione presso il ministero delle infrastrutture è stato inaugurato un metodo che, pur senza grandi risultati, l’ANCI crede vada comunque perseguito”.
Sono alcune delle considerazioni svolte da Mara Rumiz, Assessore Comune di Venezia, nel suo intervento alla Terza conferenza ANCI sulla casa.
L’assessore veneziano, ripercorrendo l’esperienza condotta dalla Consulta casa dell’ANCI, ha ricordato come fino a qualche anno fa il tema della casa fosse sparito dall’agenda politica nazionale.
Dal 2007 “ci si è accorti del tema della residenza anche se nel frattempo – ha ribadito – il problema si è aggravato estendendosi ad ampie fasce di popolazione che non hanno trovato più sul libero mercato una risposta alla domanda abitativa”.
Quanto alle novità introdotte con lo strumento dei fondi immobiliari, Rumiz ha salutato come “passaggio fondamentale” il fatto che ai Comuni sia stata concessa la possibilità “di agire sulla leva urbanistica ed in forma non speculativa”; tanto più che questa novità coincide con le difficoltà di cassa che i Comuni soffrono nella attuale congiuntura economica.
Tuttavia, l’assessore alla Casa di Venezia ha manifestato profondo dissenso rispetto alle iniziative di dismissione generalizzata del patrimonio immobiliare pubblico. “Non possiamo svendere questo patrimonio, visto che già siamo lontani dal resto dell’Europa”, ha concluso riferendosi ai dati messi in evidenza dallo studio di Cittalia.
Secondo l’analisi dell’istituto di ricerca dell’ANCI, in rapporto con gli altri paesi europei, l’Italia registra una tra le più basse percentuali di alloggi di edilizia sociale pubblica: il 4%, a fronte del 36% dell’Olanda, del 22% dell’Inghilterra e del 20% della media comunitaria. Infine, l’offerta abitativa pubblica in Italia, dagli anni ‘80, si è ridotta del 90%.
fonte: Anci.it
















