USA.
Salgono a 330 mila unità le vendite di nuove case in USA nel mese di giugno. Il dato ha così evidenziato una salita a due cifre del 23,6% rispetto alle 287 mila unità del mese precedente (-36,7%). Il dato è superiore alle attese degli analisti che avevano previsto un una crescita più contenuta. Su anno si registra invece un decremento del 16,7% (396 mila unità a giugno 2009).
Il dato è comunicato dal Census Bureau degli Stati Uniti
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Settanta milioni in cassa e 70 immobili del valore di 3-400 milioni di euro. È questo il patrimonio dell’ex Alleanza nazionale che potrebbe essere ben presto conteso dagli eredi del partito ormai irrimediabilmente destinati a due storie politiche diverse: berlusconiani da una parte, finiani dall’altra. Per ora nessuno ha voglia di aprire il contenzioso patrimoniale ma la politica costa e, prima o poi, il nodo della spartizione dell’eredità verrà al pettine. Con grande lungimiranza Gianfranco Fini ha da sempre affidato la gestione del tesoretto di An a suoi fedelissimi.
Fiore all’occhiello del patrimonio di Alleanza nazionale è poi una lunga lista di immobili, tutte sedi delle ex federazioni, al momento di proprietà di tre società immobiliari – Italimmobili srl, Immobiliare Nuova Mancini srl e Isva – guidate da Donato Lamorte che ne è l’amministratore unico.
Società destinate a scomparire entro la fine del 2011, quando dovrebbe nascere la Fondazione "Alleanza nazionale" appositamente pensata (sulla falsariga del modello dei Ds) per blindare un "tesoro" di appartamenti il cui elenco e il cui reale valore Lamorte e Pontone non hanno mai voluto svelare.
C’è chi dice che valgano almeno 300-400 milioni ma i due amministratori sostengono che una seria valutazione non sia ancora stata fatta. Si tratta di molti immobili di pregio, tra cui il palazzo di Via della Scrofa, ex sede nazionale del partito, la storica sede milanese di Via Mancini e molti altri palazzi, uno in quasi tutti i capoluoghi di provincia, specie al nord.
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Dopo mesi di indiscrezioni è stato approvato uno dei decreti attuativi del federalismo fiscale che riguarda le entrate dei comuni. queste disposizioni contengono tutte le novità sulla casa di cui vi abbiamo spesso parlato nelle ultime settimane, dalla cedolare secca sugli affitti alla nuova tassa che riunisce tante piccole e grandi imposte. alcuni la chiamano imu, altri service tax.
la loro approvazione definitiva è fissata per il 31 luglio.
Ecco cosa cambia: la tassa unica sugli immobili: l’imu, la grande novità del decreto sul federalismo è l’introduzione dell’imu, una tassa unica sugli immobili gestita dai comuni che accorperà diverse imposte precedenti. la tassa dovrebbe far arrivare nelle casse dei comuni circa 15 miliardi, più o meno la stessa cifra che arriva attualmente dallo stato
cosa comprende? l’imu sarà una “service tax” che riunirà imposte come l’irpef sugli immobili non affittati diversi dall’abitazione principale; l’ici (imposta comunale sugli immobili); l’imposta ipotecaria, catastale e di registro; la tarsu (tassa asporto rifiuti) e la tia (tariffa igiene ambientale); infine un’imposta forfettaria sulle case fantasma
cedolare secca al 23% sugli affitti. si tratta di uno dei punti più importanti del testo. attualmente le tasse pagate su un reddito derivato da locazione seguono l’aliquota complessiva del reddito del proprietario. con questa disposizione invece si pagherà un’aliquota fissa adesso manca solo il voto definitivo del parlamento, ma, salvo sorprese, dal 31 luglio le imposte sulla casa saranno queste.
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Nel 2009 si sono comprate e vendute meno case del 2008 (-10,9%) anche se rallenta il trend negativo del mercato residenziale iniziato nel 2007. A soffrire di più è il Nord-Est poiché è lì che si concentra la quota maggiore del mercato. Quanto ai prezzi, il calo delle quotazioni medie annuali è lieve e si registra un -0,8% rispetto al 2008. Sono questi alcuni dei risultati del ‘Rapporto immobiliare 2010′ dell’Osservatorio dell’Agenzia del Territorio.
Diminuisce il numero di appartamenti acquistati con un mutuo e si riduce l’ammontare totale di credito erogato.
Una stima di "larga massima", spiega l’Agenzia delle Entrate, del valore del volume di scambio delle abitazioni nel 2009, effettuata sulla base delle quotazioni medie comunali della banca dati dell’Osservatorio e delle superfici delle abitazioni compravendute, "ha restituito un ‘fatturato’ del settore residenziale pari a circa 100 miliardi di euro nel 2009" (una perdita dell’11,4% rispetto al valore stimato per il 2008). Nel 2009 sono state compravendute 609.145 unità immobiliari. Il volume degli acquisti corrisponde ad una quota dello stock di abitazioni pari quindi a 1,89%; era 2,15% nel 2008.
L’area Nord-Ovest, dove si concentra la quota maggiore del mercato nazionale delle transazioni residenziali, pari al 32% del totale, è anche quella in cui si registra il calo più elevato delle compravendite, -13,1% rispetto al 2008. Al Sud e nelle Isole, dove si concentrano le minori quote di mercato, la perdita di volume risulta più contenuta, in entrambe -8,8%.
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La manovra correttiva in discussione in parlamento introduce la “Scia”, la Segnalazione certificata inizio attività, secondo il principio liberale che chiunque può aprire un’attività, compresa un’agenzia immobiliare, senza trafile burocratiche.
La pubblica amministrazione ha poi 60 giorni di tempo per verificare che ci siano tutti i requisiti di legge. Nel caso degli agenti immobiliari, oltre ai requisiti morali, sono richiesti dei precisi requisiti professionali: diploma di scuola media superiore, corso propedeutico con piano di studi regionale e superamento di un esame abilitante tenuto dalle Camere di commercio».
Il vero rischio della deregulation è che si rischia di fare il gioco delle grandi centrali multinazionali della mediazione immobiliare che vogliono aprire un’agenzia in ogni portone con personale dequalificato e abusivo.
L’unica barriera ad oggi sono le associazioni di categoria che stanno mediando con il governo una situazione di “regole chiare” con approvazione di codice deontologico e decalogo dei rapporti con la clientela.
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Le donne italiane sognerebbero una casa con molti più spazi all’aperto. A rivelarlo è un’articolata ricerca di "Subito.it" sugli ultimi trend del mercato immobilare che ha svelato tutti i desideri delle donne in tema di casa. Un’italiana su due vorrebbe un’abitazione con la piscina e il 41% con un orto. Combattere le temperature bollenti dei mesi estivi, rigenerandosi nell’"acqua di casa" rimarrebbe il sogno del 53% delle signore, un desiderio che la maggioranza vorrebbe soddisfare se avesse a disposizione una somma extra da spendere per rinnovare il proprio nido. La dimora ideale delle italiane non solo deve mostrarsi confortevole e accogliente all’interno, ma deve avere anche delle zone all’aria aperta, adibite al relax e alla ricerca quotidiana del benessere. Un 41% del gentil sesso, sempre alla ricerca di un sano stile di vita e attento alla qualità dell’alimentazione, desidererebbe un orto, dove coltivare frutta e ortaggi, per sé e per la propria famiglia. Nella lunga lista dei desideri delle italiane per "l’abitazione ideale" sono anche contemplate una Jacuzzi, oggetto del desiderio del 37% e una palestra, anche di modeste dimensione, voluta dal 29%. Sempre dall’indagine risulta che, oltre al prezzo, i "fattori chiave" nella ricerca dell’abitazione su misura sono la luminosità, la tranquillità del quartiere e la grandezza dei locali, che devono essere preferibilmente ampi e spaziosi. In merito ai peggiori vicini, le donne si dimostrerebbero molto più tolleranti con gli animali che con studenti, bambini o musicisti. In testa alla classifica del "vicino meno ambito" si piazzano così gli studenti che fanno festa tutte le sere e musicisti che si esercitano a qualsiasi ora del giorno, mentre si dimostrerebbero molto più aperte verso chi possiede degli animali, ritenuti problematici solo dal 10% delle intervistate. E le italiane hanno le idee chiare, quando si passa dai sogni alla realtà. Una donna su tre sta cercando casa e l’acquisto sarebbe di gran lunga preferito all’affitto. La casa che si cerca è tendenzialmente grande: il 39% punta sul trilocale, ma il 46% non si accontenta e cerca un’abitazione con quattro o più vani. Le signore si mostrano risolute anche quando si parla di investimenti economici: il 76% pensa, infatti, che la casa sia ancora un buon investimento e solo un’esigua minoranza ritiene che la si compri soprattutto per il suo valore sentimentale o a causa della consuetudine del nostro Paese di essere proprietari dell’immobile in cui si abita. Sul come affrontare una spesa così importante, il sesso femminile si mostra coraggioso, indipendente e risoluto. L’80% è disposto a chiedere un finanziamento per assicurare un nido alla propria famiglia. Rispetto agli uomini, però, sembrerebbero meno propense a finanziare l’acquisto di una nuova casa cambiando lavoro o svolgendone più di uno, forse semplicemente perché, essendo maggiormente impegnate a districarsi tra lavoro, casa e figli, non hanno tempo libero da dedicare ad altro.
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Nell’ambito delle attività propedeutiche all’attuazione del "Federalismo demaniale", al fine di garantire la massima trasparenza circa la reale consistenza del patrimonio pubblico gestito» l’Agenzia del Demanio ha annunciato di aver pubblicato sul suo sito un elenco contenente «i beni del patrimonio dello Stato, ad eccezione di quelli in uso alle pubbliche amministrazioni, di quelli appartenenti al demanio storico artistico, nonché di quelli situati nelle Regioni a statuto speciale e nel Comune di Roma». Si tratta quindi del vero elenco di tutti i beni immobili statali che saranno trasferiti agli enti locali: lo sottolinea in una nota il senatore della Lega nord Paolo Franco, vicepresidente della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale.
Lo stesso Franco con altri parlamentari aveva sollecitato l’Agenzia del demanio a pubblicare sul proprio sito internet i beni demaniali: «È grazie anche alla Lega, ma in particolare alla collaborazione dell’ufficio comunicazione dell’Agenzia, che finalmente gli enti locali potranno visionare il patrimonio immobiliare che poi andrà a loro competenza, in virtù del principio di trasparenza che attiene al corretto svolgimento dell’attività amministrativa». «Era di fondamentale importanza per gli enti locali conoscere la lista de beni demaniali, compresi i terreni e i beni di cui i Comuni non sono a conoscenza, ma di loro pertinenza», «Invito gli amministratori – conclude il senatore – a censire accuratamente il proprio territorio, e a visitare il sito dell’Agenzia del demanio per verificare quanto di loro interesse, avanzando poi le specifiche richieste».
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Sembra incredibile ma nel 2010 risultano sconosciute al catasto oltre 2 milioni di case in Italia.
Su 101 province
le prime 13 del Mezzogiorno collezionano da sole ben 703.150 fabbricati fantasma su un totale di 2.077.048 finora scoperti, cioè uno su tre (il 33,8%).
Scoperti con foto aeree i proprietari degli immobili fantasma possono regolarizzare la posizione pagando il costo della pratica di regolarizzazione, oltre agli oneri di costruzione (concessione edilizia) e alle imposte dovute (Ici, Tarsu) per i cinque anni precedenti, che dovrebbero essere richieste dai comuni. Per chi non si metterà in regola, dal primo gennaio 2011, l’Agenzia del Territorio procederà all’attribuzione di una rendita catastale presunta, con maggiori spese per il proprietario. Senza contare che in questo caso le sanzioni aumentano.
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